Michele Torsello – Global Shapers Roma

Era il 2012 quando lessi per caso sul Corriere della Sera che a Roma stava per partire un “hub” dei Global Shapers, un’iniziativa non profit lanciata nel 2011 dalla famosa organizzazione internazionale World Economic Forum (quella del meeting di Davos, per intenderci).

Le prime parole bastarono a convincermi a fare domanda: talento, network internazionale di giovani, progetti per lo sviluppo, imprenditoria sociale. Da quel momento è cominciata la mia avventura nella Community dei Global Shapers, di cui Coca-Cola è partner a livello globale. Oggi i Global Shapers sono una realtà internazionale di dimensioni importanti, con circa 5000 giovani “fuori dall’ordinario” selezionati in più di 450 città da ogni parte del mondo. Dall’Africa al Sud America, dal vecchio continente all’Asia, tutti uniti dalla stessa voglia di fare qualcosa per migliorare la città in cui abitano.

Un network presente in ogni parte del mondo che è anche una grande famiglia, tanto che ormai è prassi costante di ogni Shaper, come prima cosa quando si viaggia in una nuova meta, contattare i membri della comunità di quella città. Sai già di poter contare su un gruppo di persone con cui condividere interessi e passioni. È così che mi sono trovato a dormire sui divani di Shapers in svariate parti del mondo, a Bratislava come a New Orleans.

Shapers non è un’espressione molto accattivante in italiano. Potrebbe tradursi come “plasmatori”, che non suona benissimo. Meglio quindi riferirsi al nome originario con una descrizione del significato ovvero “coloro che danno forma”.

A cosa? A progetti di impatto sociale, che siano misurabili, scalabili e soprattutto siano riproducibili in altre parti del mondo, in quanto si propongono di risolvere problemi presenti a livello globale.

Una globalizzazione di idee concrete e uno scambio continuo di best practices tra i vari Paesi. Ma anche una comunità di opinione, radicata in tutto il mondo e in tutti i settori sociali (accademia, impresa, istituzioni e terzo settore), che condivide gli stessi principi di sviluppo sostenibile e inclusivo.

Gli Shapers sono autonomi rispetto ad ogni decisione sull’organizzazione e sui progetti da realizzare, salvo il rispetto di alcune linee guida dettate dal World Economic Forum. Tra le più importanti, il requisito del talento. Per diventare Global Shaper è necessario avere una solida preparazione nel proprio campo, energia, idee e voglia di contribuire a progetti di stampo sociale nel proprio territorio che siano apolitici e puntino alla sostenibilità sociale ed economica. Poi il requisito della diversità. Gli Shapers devono essere necessariamente provenienti da tutti i settori sociali (nel nostro Hub ci sono artisti, scienziati, ingegneri, architetti, economisti, giuristi), per dare una risposta a 360° alle problematiche che il Mondo si trova ad affrontare. Last but not least il requisito dell’età, dopo i 33 anni è necessario uscire per dare spazio ai nuovi ventenni e creare così un circolo virtuoso.

La 'molla' che spinge questi giovani, spesso molto impegnati dal proprio lavoro, ad applicarsi a progetti volontari credo che sia la consapevolezza di potere effettivamente attuare un cambiamento, piccolo o grande, ma reale, misurabile, percepito e apprezzato dalla comunità. Vedere che i progetti hanno un impatto sociale concreto.

L’Hub di Roma, di cui sono stato membro e coordinatore, è stato tra i più attivi a livello internazionale, realizzando progetti in ambiti che vanno dalla divulgazione della scienza, alla musica, all’educazione con le tecnologie sostenibili, all’arte intesa in senso innovativo.

Il primo progetto lanciato è stato uno dei più ambiziosi: “Powering education”, in cui i nostri ragazzi hanno unito la diffusione dell’energia rinnovabile con l'accesso all’educazione in Africa, premiato come miglior progetto di impatto sociale al mondo da Coca-Cola. Abbiamo studiato l’impatto del sostituire le lampade a cherosene, costose, limitate e inquinanti, con lampade solari, permettendo così ai bambini di 13 scuole del Kenya di poter studiare anche da casa e oltre le ore diurne.

Nel 2013 abbiamo organizzato la Giornata Mondiale del Jazz dell’UNESCO, a sostegno di Unicef e dei rifugiati in Siria, a cui hanno partecipato alcuni tra i maggiori nomi del jazz italiano (Di Battista, Rava, Marcotulli), mentre nel 2014 abbiamo contribuito all’organizzazione del festival JAZZ-IT, una tre giorni musicale nello splendido borgo medievale di Collescipoli, in provincia di Terni.

Nell’ambito della scienza e dell’innovazione abbiamo contribuito alla Maker Faire di Roma dove nel 2015 abbiamo portato un progetto sulla cd. frugal science, cioè le ricerca scientifica che mira ad abbassare i costi di produzione di tecnologie già esistenti, rendendole così accessibili a milioni di persone nel mondo: come il Foldscope, il microscopio di carta da 1 dollaro inventato dall’Università di Stanford che i nostri Shapers hanno presentato in anteprima europea.

Da ultimo “Oltre le Mura di Roma”, un concorso fotografico dedicato alle periferie di Roma, di cui Coca-Cola è stato partner principale. Dietro al contest c’è stata la volontà di ridare voce a quartieri lontani dai riflettori, incoraggiando le persone a raccontarci la loro vita e le loro storie attraverso la fotografia. Le migliori storie, selezionate da una giuria composta da alcuni tra i più famosi fotografi italiani e diretta dal fotogiornalista Francesco Zizola, sono state esposte in uno dei più famosi musei di Roma, il MACRO. I numeri del progetto sono stati sorprendenti: 250 fotografie esposte, 35 fotografi coinvolti, più di 5000 visitatori ad un’esposizione che ha raccontato storie di integrazione e dis-integrazione sociale.

Cosa dimostra tutto questo?

Innanzitutto che le buone idee danno buoni risultati, se vengono supportate da energia e passione.

In secondo luogo, che se si crea un contesto favorevole, un “environment” giusto, le energie – in Italia senz’altro presenti ma spesso senza sbocchi di espressione – emergono. I giovani, anche in un Paese come il nostro, se messi nella posizione di poter contribuire al cambiamento, possono mettere a disposizione idee innovative, soprattutto perché oggi hanno gli strumenti per essere in contatto con realtà accelerate e best practices provenienti da tutto il mondo.

Soprattutto, che se si mettono insieme le forze più innovative e creative delle istituzioni, della società civile e delle imprese, davvero si può pretendere di affrontare e – forse – risolvere le grandi sfide che il futuro ci propone.

 

Michele Torsello

Michele Torsello, 32 anni, avvocato, è funzionario della Presidenza del Consiglio dei Ministri dove lavora come responsabile giuridico della Struttura di Missione #italiasicura contro il dissesto idrogeologico. Dal 2011 si è occupato di sviluppo regionale tramite l’utilizzo dei fondi europei, lavorando al Dipartimento che si occupa della programmazione e coordinamento dei fondi europei (DPS) e nella Segreteria tecnica del Ministro per la Coesione Territoriale.