Praticare sport ha aiutato Johanna Pramstaller. L’ha aiutata a cambiare, a rafforzare la fiducia in sé stessa, a stare in forma, a distrarsi e a imparare a collaborare e fare squadra. Si è appassionata allo sport grazie a un parente con disabilità intellettive che un giorno le ha chiesto di aiutarlo a partecipare a una gara e sostenerlo. Lei, pur attratta dallo sport, era timida, e dubitava di poter praticare una disciplina sportiva qualsiasi. Dopo aver provato una volta, però, non è più tornata indietro e due anni dopo già prendeva parte ai suoi primi Special Olympics in Cina. Oggi in estate pratica golf, atletica e calcio e in inverno sci.

Dopo aver partecipato a parecchi Giochi estivi e invernali, quest’atleta trentenne che lavora in una casa di riposo per anziani non solo è una sportiva di successo, ma è anche “Sargent Shriver International Global Messenger” per gli Special Olympics.

Qual è il tuo ricordo più prezioso degli Special Olympics?

“Nel 2015 ho pronunciato un discorso alla cerimonia di apertura dei Giochi estivi di Losa Angeles. Ho parlato in inglese davanti a più di 70mila persone, raccontando loro la storia di Eunice Shriver, la fondatrice di questo movimento. Per me è un ricordo prezioso. Ma anche ogni volta che sfilo alla parata della cerimonia di apertura provo una sensazione meravigliosa. Per me il culmine degli Special Olympics è proprio questo evento in cui così tante persone di culture diverse si affratellano e si danno ‘il cinque’. Al centro dell’attenzione ci siamo noi. È il nostro momento”.

Come è il rapporto tra le delegazioni?

“Facciamo tutti parte di una sola grande famiglia e ci piace aiutarci a vicenda”.

Che cosa significa “inclusione” per te?

“Significa essere trattati nello stesso modo e quindi non ha importanza se hai o no una disabilità intellettiva. Un po’ come al mio golf club, nel quale non si fanno distinzioni e tutti sono accettati nello stesso modo. Il problema non si pone neppure. Ecco che cosa significa inclusione”.

Quanto è importante lo sport per te?

“Moltissimo. Lavoro in una casa di riposo per anziani, e tra di loro c’è anche un ospite famoso come Gebi, un maestro di sci che insegnò a sciare a Elvis Presley e Mohammed Ali. Talvolta il mio lavoro diventa stressante, ma lo sport mi aiuta ad alleggerire la pressione e rilassarmi”.

Quando sei diventata un’atleta delle Special Olympics?

 “La prima volta fu ai Giochi estivi di Shanghai nel 2007, ma le mie prestazioni migliori furono un quarto e un quinto posto nelle gare di atletica. Le mie prime medaglie sono arrivate con i Giochi invernali in Idaho nel 2009: vinsi una medaglia di bronzo nel super G e una d’argento nello slalom”.

Pensi che gli Special Olympics possano modificare il modo in cui le persone disabili vengono percepite dagli altri?

“Sì, molto. Prendere parte a questi eventi mi è servito ad aprirmi agli altri e a comunicare col mondo. Competere nello sport mi spinge a usare tutta la mia forza per fare del mio meglio. Posso far vedere a tutti per che cosa mi sono allenata e che cosa ho imparato”.

Come sei diventata International Global Messenger? 

“Si tratta di un incarico importante, che significa molto per me. Ho iniziato con la nomina a portavoce regionale nel 2010. Dopo quattro anni ho spedito una lettera con la quale mi offrivo volontaria nel ruolo di Global Messenger. E la mia proposta è stata accettata. Così sono diventata la prima Messenger austriaca”.

Quale messaggio vuoi fare arrivare al mondo?

“Le persone disabili possono spingere i loro limiti sempre più in là, proprio come fanno gli sportivi di professione. E per questa ragione meritiamo il medesimo riconoscimento e rispetto. Oltre a ciò, ci piacerebbe che i media si occupassero di più di noi, quando finiscono i Giochi degli Special Olympics. Per favore: occupatevi di più di noi!”.

Dove hai imparato a parlare Inglese?

“L’ho studiato con un professore e da quando sono diventata Global Messenger ho occasioni di parlarlo di continuo, perché chatto con gli altri Global Messenger e, in particolare, con uno del Nebraska”.

 

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Nicola è uno scrittore e produttore freelance. Dopo aver trascorso 10 anni tra Londra e New York, oggi vive a Milano, dove è nato una quarantina di anni fa. Laureato in giurisprudenza, non ha mai esercitato da avvocato. Ha iniziato a scrivere non appena si è reso conto che era un ottimo pretesto per conoscere gente nuova e sentire storie interessanti.