Chris Milk, regista sperimentatore della realtà virtuale, vuole farci uscire dal nostro mondo e farci entrare nel suo. O, quanto meno, in quello di qualcun altro.

Il film di Milk, Clouds Over Sidra - una collaborazione con Gabo Aurora, senior advisor delle Nazioni Unite, in partnership con l’Onu - accompagna gli spettatori nella vita di una dodicenne siriana, rifugiata in Giordania. La prospettiva di Sidra, protagonista della pellicola, è allo stesso tempo viscerale e straziante.

Sin dalla prima, al Forum mondiale economico delle Nazioni Unite nel gennaio 2015, questo film ha suscitato forte empatia nella comunità internazionale, e soprattutto nella classe politica internazionale, che con le sue scelte ha il potere di influire e cambiare la vita delle persone soggette a situazioni analoghe a quelle rappresentate nel film.

Guardando questo film, lo spettatore ha in genere una forte reazione emotiva” dice Milk. “L’anno scorso lo abbiamo proiettato al Sundance Festival distribuendo delle Google Cardboard e abbiamo dovuto buttarli via a ogni visione, perché impregnati dalle lacrime degli spettatori. Il filmato dura soltanto sette minuti, ma l’intensità e l’impatto di questi sette minuti sono qualcosa di mai visto prima”.

Virtual Reality

Guardatevi attorno, accanto, dietro e sotto di voi: la realtà virtuale è ovunque

La Realtà Virtuale, nota con l’acronimo VR, ne ha fatta di strada dai tempi dei primi giochi con animazione primordiale e dalle bizzarre apparecchiature del passato. “A intervalli di pochi anni, ci sono sempre nuove applicazioni tecnologiche che all’improvviso diventano le più amate del settore” dice Nick Felder, global group director di Film and Music Production per Coca-Cola. “Pochi anni fa, per esempio, toccò al 3-D per uso domestico, che però non è mai decollato davvero. Oggi è arrivato il turno della Virtual Reality, e l’esperienza che assicura è finalmente all’altezza di quello che promette”.

Posizionate al punto desiderato un film VR e vi troverete subito all’interno di un mondo diverso. Le immagini non soltanto sono stereoscopiche e visibili in tutte le direzioni – ai lati, dietro, sopra e sotto – ma sono anche in sincronia con i movimenti della vostra testa e senza stacchi. Anche il suono è biauricolare, il che significa che si sente distintamente in ciascuno orecchio, a seconda dalla fonte da cui proviene il suono.

Qual è la parte migliore? Probabilmente il fatto che abbiamo il 90 per cento della tecnologia che occorre già in tasca. Lo strumento principale col quale guardare oggi un film VR soni infatti gli smartphone: non bisogna far altro che scaricare un’app, come la VR app di YouTube o VRSE di Milk. 

C’è da aggiungere che anche se potete vedere un film VR “nudi”, o per meglio dire senza indossare altri strumenti, il modo migliore per goderli è con cuffie e visori speciali come Oculus Rift, Samsung’s Gear, o anche solo dei semplici occhiali che blocchino la luce, come i Google Cardboard oppure il visore VR DIY di Coca-Cola, il primo visore VR fatto interamente di materiali riciclati (non disponibile in Italia). 

I visori di cartone fai-da-te stanno rendendo democratica e di massa l’esperienza della VR” dice Felder. “Sono a prezzi abbordabili, comodi e offrono un’esperienza molto buona”.


Si diventa parte dell’esperienza

La VR non soltanto ci porta più vicini gli uni agli altri, ma ci avvicina anche alle nostre passioni. “Grazie alla VR, puoi vedere una stella del calcio internazionale che ti insegna a tirare il pallone, oppure puoi prendere lezioni di batteria da un musicista leggendario” sottolinea Felder. Milk, che ha iniziato a lavorare come regista di video musicali, ha utilizzato le sue fotocamere VR per catturare l’esperienza di trovarsi sul palcoscenico con artisti di fama di fronte a una folla di persone adoranti.

La VR è per certi tipi di esperienze eccezionali” dice Felder. “Adesso, poi, offre a chiunque la possibilità di lanciarsi e sentirsi parte di un’esperienza che un giorno diventerà possibile ovunque”.

Per esempio, l’anno scorso in Corea Fanta ha stretto un accordo con il gioco online League of Legends, per lanciare la sua produzione di un’edizione a tiratura limitata di Fanta che poteva essere piegata e riciclata in visori per la VR. Gli spettatori hanno così potuto collaudare la VR e sperimentare l’animazione Fanta lungo un percorso sulle montagne russe e in seguito hanno continuato a utilizzare gli stessi visori per godersi altri contenuti di VR scaricati sui loro telefonini. Il lancio ha avuto talmente successo che sono già in corso progetti per avviare la produzione di visori fai-da-te gratuiti su scala ancora più grande alla fine di questo stesso anno.

Anche Milk crede che la VR sia destinata a lasciare un segno importante, una volta che avremo imparato a usare bene il mezzo e a sfruttare al meglio i vantaggi dei progressi tecnologici.

Al momento la VR che vediamo è allo stato embrionale” dice. “Dobbiamo ancora immaginare quale può essere il linguaggio da utilizzare per lo storytelling con questo strumento. In un certo senso è come se vivessimo l’equivalente del primo anno dall’invenzione del cinema: a quel tempo nessuno immaginava che cosa fosse un lungometraggio. Avevano soltanto una cinepresa e un proiettore con i quali riuscivano a catturare, riprodurre e proiettare un’immagine di vita reale in movimento, in sequenze di rettangoli. Non avevano uno storytelling potente. E così pure noi oggi: sentiamo che la VR è qualcosa di speciale, ma ne stiamo ancora esplorando le modalità d’uso”.

In effetti, il New York Times crede così fortemente nella forza e nelle potenzialità della VR che di recente ha chiesto a Milk e ad altri registi idealisti e visionari di dare una mano per raccontare storie in VR. Il Times ha quindi provveduto a spedire ai propri abbonati 1,3 milioni di Google Cardboard, per accedere e visionare i suoi contenuti in VR.

 

È forse questo ciò che ci serve per tornare a entrare in relazione tra noi?

In un’epoca in cui i nostri schermi ci spingono ad allontanarci sempre più dalle interazioni personali, la VR potrebbe forse essere lo strumento giusto per farci tornare in relazione tra noi. “Il format dei media tradizionali prevede che ci sia una storia da vedere su persone che si trovano , mentre noi dall’altra parte di questo rettangolo possiamo guardarle” dice Milk.

Ma la specificità dell’esperienza di immersione nella VR fa cadere la distanza tra chi guarda e chi è guardato, consentendo agli spettatori di vivere un evento come se accadesse veramente a loro.

In noi tutti subentra un cambiamento psicologico e proviamo qualcosa di completamente diverso quando siamo in presenza di un’altra persona” fa notare Milk. “Siamo più simpatici o empatici, e più aperti ad ascoltare le opinioni altrui, un po’ come quando ci apriamo agli altri se ci sediamo a pranzo insieme, invece di aprire le pagine di un saggio che hanno scritto. Quando gli esseri umani entrano in contatto tra loro, scatta una specie di magia”.