Vorrei recitare come un cane”. Con questa dichiarazione, Francesco Montanari ci spiazza per un attimo. Stiamo chiacchierando con l’attore romano dei ruoli di malviventi e criminali che gli sono stati spesso affidati, a partire da quello del Libanese della fortunata serie televisiva Romanzo Criminale, che più di dieci anni fa l’ha lanciato nel mondo del cinema italiano. Francesco – doppiopetto scuro, capello spettinato, sguardo un po’ torvo e un po’ sornione – è ospite d’onore alla festa organizzata per il lancio di Royal Bliss, nuova gamma di toniche presentata da Coca-Cola. E per spiegare il motivo che rende la sua fisicità spesso riconducibile a personaggi duri, di punto in bianco tira in ballo il suo quadrupede e l’aspirazione a somigliargli.

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 “Noi attori lavoriamo sull’animalità. È quella che travolge il pubblico trasmettendo emozioni e sentimenti. Se la impari, la battuta diventa quasi superflua. Parlando si dice spesso ‘Sei un cane’ in senso dispregiativo, ma in teatro dovrebbe essere il contrario. Se metti un cane sul palcoscenico, lui vive quel momento esatto e basta, senza pensare a prima o a dopo. Quella è la mia massima ambizione: saper stare veramente in una situazione”. Per farlo, Francesco ammette il bisogno spogliarsi di qualsiasi filtro e diventare vulnerabile, “come sono tutti gli attori più eccezionali del mondo”. 

Così inteso, il suo mestiere diventa un’occasione d’introspezione continua, che gli permette di approfondire le centinaia di sfumature che compongono la nostra anima.

Pensa che fortuna: mi pagano per conoscere me stesso. Per farlo, osare è fondamentale. Per dare umanità e dignità a un ruolo bisogna avere il coraggio di mettersi a nudo e scoprire le connessioni interiori che consentono di empatizzare con il personaggio che s’interpreta”.

Questo significa accettare anche emozioni sgradevoli o negative che abbiamo nascosto, censurato o che non sappiamo neanche di avere. Per interpretare Saverio Barone, magistrato antimafia della procura di Palermo della serie TV Il cacciatore, Francesco si è avvicinato a un carattere molto distante dal suo. Il sostituto procuratore è un narcisista, ambizioso ed egocentrico, che non guarda in faccia a nessuno pur di raggiungere il suo obiettivo.

Ho scavato in me stesso, portando a galla un bisogno di autoaffermazione che normalmente non mi appartiene. L’ho riconosciuto e accettato per trasferirlo in maniera più credibile al personaggio di Barone”.

Trovare una giustificazione comportamentale è la chiave che l’attore utilizza anche per neutralizzare l’imbarazzo di recitare in situazioni sconvenienti. Come quando, anni fa, si è trovato totalmente nudo sul palcoscenico, sapendo che in prima fila sedeva la nonna, da sempre sua grande sostenitrice.

Era in un piccolo teatro di Roma, il Vascello. Entravo in scena nudo al buio e lo spettacolo si apriva con una luce che mi puntava addosso, con il pubblico a tre metri di distanza”.

Ma dopo aver passato più di dieci anni a sperimentare fra cinema e teatro, per Francesco osare non è più un tabù. Anche fuori dal set, nelle situazioni più personali.

Oggi il vero coraggio è cercare me stesso nella quotidianità, pur vivendo in un contesto sociale che ci spinge verso all’effimero, l’esteriore”.

Due anni fa, all’età di 31 anni, ha chiesto alla conduttrice radio-televisiva Andrea Delogu di sposarlo. Sul momento, tanti amici coetanei hanno preso la scelta come un azzardo, quasi un atto trasgressivo. Francesco, invece, l’ha vissuta come una scelta naturale.

E fare figli adesso, proprio nel momento in cui la carriera di entrambi pare lanciatissima, sarebbe osare quello?

Non lo so, forse sì. In una coppia come la nostra, è sicuramente un argomento caldo...”.